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Framework concettuale-teorico

La scala Intrapersonal Technology Integration Scale (ITIS) di Niederhauser e Perkmen (2008), è stata costruita per misurare il ruolo giocato dalle credenze interne degli insegnanti nel processo di adozione e integrazione delle tecnologie in classe. Il framework concettuale è quello della Social Cognitive Career Theory (SCCT) (Lent et al., 1994), fondato sui concetti di Self-Efficacy (SE), di Outcome Expectation (OE) e di Interesse (INT).

Bandura (1997) identifica nel senso di efficacia l'elemento chiave per l'analisi dell'agenticità umana. Le credenze delle persone riguardanti la loro efficacia nel gestire gli eventi, influenzano le scelte, le aspirazioni, i livelli di sforzo, di perseveranza, la resilienza, la vulnerabilità allo stress ed in generale la qualità della prestazione. Le convinzioni di efficacia esercitano la propria funzione agentica in modo diverso a seconda del dominio d'azione e del contesto analizzato. Ecco perché in questo contesto ci riferiamo alla Computer Self-Efficacy (CSE) come ad uno dei fattori chiave per l'integrazione delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione (TIC) nel proprio repertorio didattico. In tale ottica, per un insegnante auto-valutare la propria capacità di utilizzare la tecnologia come più o meno adeguata al raggiungimento di specifici obiettivi didattici, è importante per comprendere quanto tale credenza possa influenzare il proprio impegno, la perseveranza di fronte agli ostacoli, la tolleranza della frustrazione a seguito di fallimenti e il livello di soddisfazione che deriva dal raggiungimento dell'obiettivo.

Ma questa è solo una delle due facce della medaglia dell'agenticità umana. Alle aspettative di autoefficacia, intese come la convinzione sulle proprie capacità di mettere in atto un corso di azioni adeguato per raggiungere livelli di prestazione prefissati, fanno da contraltare le aspettative di risultato che, invece, rimandano al giudizio circa le probabili conseguenze che tali azioni produrranno. Più semplicemente, l'analisi delle OE ci da informazioni sul grado in cui i soggetti credono che un'azione porti ad un particolare esito e sul valore attribuito a quell'esito.

Aspettative di autoefficacia e aspettative di risultato influiscono, a loro volta, sull'interesse, chiudendo il cerchio. Gli individui, infatti, sviluppano interesse soprattutto nelle aree in cui essi giudicano se stessi efficaci (SE) e per cui essi intravedono maggiori possibilità di ottenere risultati positivi (OE).

Tutti e tre i fattori, in conclusione, rappresentano importanti e imprescindibili meccanismi dell'agire umano, dirigendo la motivazione e le intenzioni.